Come rendere il lavoro più produttivo per l’azienda e più gratificante per il lavoratore? Dalla produzione in serie taylorista e fordista ne è passata di acqua sotto i ponti. Oggi i modelli produttivi e di business hanno subito una vera e propria rivoluzione copernicana. Tutti gli analisti delle organizzazioni aziendali focalizzano l’attenzione su produttività, qualità del lavoro e incentivazione del personale. I meccanismi incentivanti possono essere diversi e riguardare differenti ambiti. Noi concentriamo l’attenzione sull’aspetto reddituale e la leva fiscale. Senza troppe contorsioni verbali o giri di parole la leva economica fa sempre la differenza ma è necessario andare a scovare tra codici, norme e commi delle leggi di bilancio ciò che è conveniente per il datore di lavoro e il lavoratore.
La chiave a mio avviso ruota attorno ai premi di risultato e al welfare aziendale, la vera partita si gioca in questo perimetro. Al fine di favorire l’incremento della produttività del lavoro, le somme economiche variabili corrisposte con riferimento ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione possono essere agevolate fiscalmente con l’applicazione di un’imposta sostitutiva all’IRPEF ed alle addizionali regionali e comunali pari al 10%. Una bella agevolazione rispetto alla tassazione ordinaria. La legge di Bilancio 2023 ha previsto un ulteriore riduzione dell’imposta sostitutiva al 5% riconfermata anche per il 2024 (ma si dice venga rinnovata anche per il 2025).
Ma non è finita qui. È possibile optare per la conversione dei premi di risultato in welfare. In sostituzione del premio di risultato i lavoratori possono optare per la fruizione di fringe benefits (prestazioni, opere, servizi corrisposti al dipendente in natura o sotto forma di rimborso spese aventi finalità di “rilevanza sociale”) sui quali non viene applicata l’imposta sostitutiva e che non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente. Ma che cos’è nello specifico il welfare aziendale? È l’insieme di beni e servizi messi a disposizione dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti e hanno la finalità di rispondere al soddisfacimento di bisogni nonché ad integrazione della parte monetaria della retribuzione.
Il welfare aziendale non può essere sbrigativamente classificato come una diversa modalità di pagamento della retribuzione, proprio perché l’obiettivo è il raggiungimento di un benessere più diffuso dei lavoratori e delle famiglie, che va oltre l’aspetto economico. Si tratta di una “forma di ricompensa” che qualifica e rafforza il legame tra azienda e lavoratori, proprio perché in grado di fornire ai lavoratori stessi servizi e benefici che vanno oltre il profilo monetario. In particolare, la duplice leva di “risparmio fiscale e contributivo” sta estendendo il numero delle aziende che aderiscono alle forme di welfare aziendale.
Basti pensare che attraverso la destinazione di quote di retribuzione a forme di welfare una impresa-tipo ottiene riduzioni dell’imponibile IRES, nonché del cuneo fiscale e contributivo che gravano la retribuzione del lavoratore; quest’ultimo beneficia, inoltre, in proprio, di uno sgravio IRPEF. Insomma, con il welfare aziendale si crea un sistema di convenienze reciproche che permettono di contemperare le esigenze dei datori di lavoro con quelli dei lavoratori. In conclusione, il lavoro è una cosa seria perché come diceva il noto filosofo francese illuminista Voltaire: “Il lavoro ci tiene lontani da tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno”.
di Marzio Nava
DETERGO Magazine # Ottobre 2024







































































































































































