Incontriamo Marco Bordignon, Responsabile Area Tecnica e Partner di ErgoCert, Ente accreditato per la Certificazione Ergonomica di prodotto. L’idea di questo colloquio è quella di fare il punto sullo stato dell’arte dell’ergonomia non solo come tassello essenziale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro ma anche come elemento fondante di un percorso di crescita e di redditività per le aziende che credono e investono in ergonomia per la progettazione e la realizzazione di macchine in lavanderia.

Quante sono le aziende che hanno prodotti certificati nel mercato dei produttori della manutenzione tessile?
“Ad oggi le aziende che hanno prodotti certificati dal punto di vista ergonomico nel vostro settore sono 5, per un totale di circa il 10% dei nostri certificati che complessivamente sono 1048. Tra i prodotti professionali, quello della lavanderia è il settore più certificato da ErgoCert (lavatrici, asciugatrici, macchine da stiro, introduttori, nastri di carico, ecc)”.

Affrontiamo subito un argomento spinoso, quanto vale una macchina ergonomica?
“Dipende dalla macchina e dall’intervento che si deve fare per adeguarla ergonomicamente, se non pensata fin da subito così come richiederebbe la normativa. La forbice di incremento dei costi di una macchina modificata va dal 10% al 20% in media rispetto ad una macchina non ergonomica. Regolazione delle quote, asset della macchina che sia compatibile ergonomicamente, gli studi dimensionali e di usabilità preliminari ecc. Procediamo con un’analisi dei costi ad ampio spettro. Dati certi e conosciuti ci dicono che una malattia professionale costa dai 30 ai 70 mila euro di costi diretti, mentre per i costi indiretti c’è un moltiplicatore che va da tre a cinque volte, naturalmente la variabilità riguarda anche la competenza, il ruolo e la professionalità dei lavoratori che si riflette sulla retribuzione. Il ROI (Return on investment) ergonomico di un macchinario non è quindi difficile da calcolare, ma non tutti gli operatori sono pronti per farlo”.

La malattia professionale è così impattante in lavanderia industriale?
“Come ha sottolineato l’INAIL in una recente pubblicazione sugli impatti della malattia professionale in lavanderia industriale: ci si attende che circa il 20% della forza lavoro possa palesare problemi di natura muscolo scheletrica agli arti superiori, cui vanno aggiunte le problematiche del rachide lombare e cervicale. Ma ciò è confermato anche dalla nostra esperienza e presenza quotidiana sul campo: fino ad oggi abbiamo valutato una ventina di lavanderie industriali e gli indici di rischio sono sempre piuttosto elevati. La dinamica è questa, le lavorazioni in lavanderia espongono la forza lavoro a rischi e problemi di natura biomeccanica sia agli arti superiori che al rachide. I lavoratori che lamentano fastidi, eventi predisponenti alla patologia, spesso raggiungono i 2/3 della forza lavoro”.

Per quale motivo i produttori fanno fatica ad evolversi con macchine che contemplino soluzioni ergonomiche?
“L’ergonomia dovrebbe essere insita nella progettazione, diverse norme ergonomiche sono armonizzate con la direttiva europea. Ma le dirò di più, dovrebbero essere i clienti stessi a richiedere la compliance normativa delle macchine che acquistano”.

Quale feedback avete dal mercato?
“Il mercato procede a strappi a stop and go. Dal lato fornitore/produttore le aziende sono più mature, comprendendo che l’ergonomia ha anche un ritorno positivo sia diretto che indiretto. Il mercato è attento ma non ancora maturo. La congiuntura economica incerta dell’ultimo anno, con i conflitti che imperversano nell’est europeo e in medio oriente non favorisce lo sviluppo della concezione ergonomica delle macchine, perché il primo elemento che si valuta è il costo. Il fattore costo costituisce ancora una barriera. L’altro elemento disincentivante per i produttori ad investire in ergonomia è dato dal fatto che, se l’azienda opera commercialmente a livello globale, ci sono oggettivamente alcuni paesi non ancora ricettivi all’ergonomia essendo ancora molto lontani da una certa consapevolezza e maturità sia culturale sia normativa”.

Quali sono i mercati più attenti e sensibili?
“I mercati scandinavi e nord-europei in genere sono più sensibili, ma segnaliamo anche l’introduzione in Francia di requisiti ergonomici in alcune gare d’appalto. Per quanto riguarda i prodotti professionali assistiamo all’eliminazione progressiva di operazioni di cui si occupava l’uomo, alcune si possono eliminare semplicemente altre invece sono ineliminabili in quanto la presenza dell’uomo è essenziale. Il mercato della lavanderia industriale è mediamente attento e sensibile in quanto i lavoratori che si lamentano dei lavori ripetitivi e che subiscono affaticamenti e fastidi al sistema muscolo/scheletrico sono sotto gli occhi dei responsabili aziendali quotidianamente. Il sovraccarico biomeccanico è un Tallone d’Achille per i lavoratori impiegati in lavanderia”.

Ci sono ambiti in cui si delinea qualcosa di nuovo e degno di nota?
“In settori come quello del self service e Coin laundry si sta profilando un trend nuovo sull’accessibilità, in quanto, ad esempio, da giugno 2025 rendere un prodotto che ha una componente ICT (information and communications technology) e quindi grafica accessibile sarà non più opzionale ma obbligatorio. Inoltre, nel caso delle Coin laundry essendo la componente fisica ancora rilevante, di recente sono stati fatti studi, relativi ai consumer, in particolare sul carico e scarico di lavatrici e asciugatrici da parte di persone disabili in carrozzina, ipovedenti, ma in generale fragili e/o di avanzata età, per agevolarli nell’accessibilità a queste operazioni in lavanderia. Sono studi che oltre a noi di Ergocert sono stati svolti nei paesi scandinavi, particolarmente attenti a questi problemi. l’attenzione è dovuta al fatto che per motivi di sostenibilità, in questi paesi non tutti hanno le lavatrici a casa e proliferano le lavanderie self service e/o condivise.

Inoltre ErgoCert ha anche condotto test su macchine da stiro in lavanderie industriali (in Francia in particolare) in cui vengono impiegati lavoratori disabili (in virtù della legge sul collocamento obbligatorio) per lavori che siano compatibili con le loro condizioni psicofisiche. Ci sono disabilità che permettono ai lavoratori di caricare e scaricare la biancheria. Queste persone, da un lato sono fisicamente normodotate, dall’altro hanno difficoltà di natura cognitiva. Questo è un problema complesso in quanto le persone con queste disabilità non riescono a caricare programmi di lavaggi e/o di stiro. L’obiettivo è semplificare l’interfaccia dei programmi, anche se oggettivamente migliorare il prodotto per questo genere di persone affette da questi problemi è un’operazione complessa”.

L’ergonomia può portare anche ad un valore aggiunto in termini di efficienza organizzativa?
“Tornando alla lavanderia industriale, abbiamo svolto uno studio che mette in luce il livello di economia dei movimenti associato ad un introduttore tradizionale, comparato ad uno progettato con i criteri ergonomici. Nell’introduttore tradizionale con l’ausilio dei nostri sensori abbiamo tracciato tutta una serie di movimenti della mano e abbiamo fatto emergere i metri al secondo percorsi nello spazio dalla mano, contestualmente li abbiamo comparati con un introduttore ergonomico di nuova generazione: il risultato (a favore di quest’ultimo) sono meno km percorsi dalla mano, più efficienza produttiva. Lavorare meglio vuol dire anche lavorare meno”. •

ERGOCERT – Ente di Certificazione per l’Ergonomia srl
ERGOCERT – Ergonomics Certifying Institute Ltd
Via Pradamano 4 – 33100 Udine, Italy
Tel: +39 0432 229688
email: info@ergocert.it www.ergocert.net

di Marzio Nava
DETERGO Magazine # Novembre 2024